BUON NATALE 2018, AL CASELLO!
LA COMODA NOSTALGIA DEL NON CREDENTE
NON C'E' ITALIA SENZA CRISTIANESIMO
E’ questo un argomento spesso utilizzato dalla superstizione laicista anticristiana oggi imperante: i cattolici sono rimasti estranei al percorso unitario, non facendosi coinvolgere ed anzi spesso ostacolandolo.
C’è del vero: il potere temporale della Chiesa, ormai a quel tempi in via di esaurimento, scelse di non farsi coinvolgere, vanificando le speranze di quanti (come Rosmini e Gioberti) credevano nel ruolo propulsivo della Chiesa stessa all’interno del processo di unificazione.
Fu un peccato grave, perché l’afflato unitario fu lasciato in monopolio ad una corrente minoritaria (quella liberal/anticlericale), illuminista nel senso deteriore del termine e gravata per contrasto da una forte ipoteca pagana e massonica. Ne portiamo le conseguenze ancora oggi.
Eppure la presenza cristiana in Italia ed in Europa è organica allo sviluppo e alla cultura da due millenni. Le figure di riferimento sono tante e tali da non poter essere citate tutte senza far torti, ma basta chiedersi cosa sarebbe il mondo senza l’opera di ricostruzione iniziata da San Benedetto, senza il ritorno alla spiritualità delle piccole cose di San Francesco d’Assisi, senza l’attenzione ai giovani di San Giuseppe Calasanzio o di San Giovanni Bosco, senza la cura dei più deboli di San Camillo de’ Lellis, o i più recenti Beati Don Luigi Orione, Don Giuseppe Cottolengo o Don Carlo Gnocchi.
Oggi come allora la presenza cristiana nella società italiana è ben radicata, e non tanto sul piano politico (anche se quella stagione ormai tramontata viene oggi da molti rimpianta), quanto sul piano sociale ed etico. Senza, sarebbe un unico, immenso partito radicale, tutto diritti e permessi: il Far West.
L'ASSOCIAZIONISMO CATTOLICO GENOVESE DA' LA SVEGLIA ALLA CITTA'
Bello, partecipato, coinvolgente: questa in sintesi la valutazione che si può esprimere sulla tavola rotonda: “Voi siete la luce del mondo”, organizzata dall’associazionismo cattolico genovese allo Starhotel di Corte Lambruschin sabato 13 novembre.
Già la scelta della sede non è stata casuale: un luogo “laico”, fuori dai consueti circuiti, una sorta di declamazione di quanto il mondo cattolico genovese voglia dimostrarsi presente nella società.
E originale è stata anche la formula: un relatore d’eccezione, Mons. Ugo Ughi, Vice Assistente Generale di Azione Cattolica, e poi un semicerchio di sedie, proprio di fronte al pubblico, nel quale le associazioni ed i movimenti presenti in sala hanno raccontato la loro esperienza e la strada da percorrere nella realtà genovese e ligure.
A fare gli onori di casa è stato Don Stefano Olivastri, Direttore dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose di Genova, che ha enfatizzato il significato del camminare assieme, ognuno con le proprie specificità. Ci si scopre reciprocamente, ha detto Don Stefano, ricchi e portatori di punti di vista che l’altro non riesce a vedere.
Mons. Ughi, marchigiano, con il suo tratto mite ed efficace, ha dapprima ripercorso la storia del sussidio che ha fatto da spunto per l’incontro. Alla base c’è la Sacra Scrittura, data l’importanza di “tenere fisso lo sguardo su Gesù”, come recita la Lettera agli Ebrei. Va quindi rivalutato nella società odierna il ruolo della domenica, giorno dell’Eucaristia e dell’incontro comunitario, come primo giorno della settimana, quello al quale informare gli altri giorni, proprio in un contesto in cui si tende verso l’esatto opposto.
Nella comunità, ha proseguito Mons. Ughi, va inserita la comune consapevolezza delle diverse aggregazioni di essere membra dell’unico corpo:la Chiesa. In essa Ciascuno ha un proprio ruolo, ed essa ne è la sintesi, per comporre le differenze e non per appiattirle. Ad unire i cristiani sono la comune umanità, la Fede, la vita. Una “forza d’urto” benefica e pacifica che si possa contrapporre ad una rissosità sociale che sembra premiare sempre e solo chi urla.
Ma poiché la mitezza non va confusa con la mimetizzazione, ecco nascere l’esigenza per i cristiani di essere lievito nella società: parole d’ordine diventano quindi la formazione, anche degli adulti, e l’impegno sociale.
Cosa fare, si è chiesto in conclusione di intervento Mons. Ughi, nel concreto? Anzitutto stabilire autentiche relazioni fraterne. E poi capacità di ascolto della voce del Signore, che oggi ci parla nella storia, e poi la capacità di discernimento comunitario, nella collaborazione con gli altri, ricordando sempre che si è cristiani per gli altri e non per se stessi.
Un primo senso alle parolew di Mons. Ughi è arrivato nella seconda parte del pomeriggio, dove tutte le aggregazioni presenti sono intervenute prendendo posto a fianco del relatore, sotto la guida di Giuseppe Viscardi, moderatore dell’incontro, formando un semicerchio che si poneva come ideale continuità con il pubblico.
Ognuno ha illustrato la propria storia ed il proprio modo di contribuire alla vita della Chiesa, incarnando nella realtà genovese odierna i propri progetti, condividendo lo spirito dell’evento.
In chiusura è stato nuovamente Mons. Ughi, con la sua grande carica di umanità, a rispondere alle osservazioni di un pubblico numeroso e partecipe.
Un’esperienza positiva ed innovativa che avrà sicuramente un seguito: gli organizzatori, infatti guardano alla prossima primavera per un nuovo, possibile appuntamento.
VINCONO I PIU' PICCOLI ALLA MOSTRA DEI PRESEPI DELLA SCUOLA P. OTTAVIO ASSAROTTI

In realtà, al di là del successo della premiazione, bisognerebbe parlare del successo della mostra in sé, che ha visto i piccoli concorrenti partecipare con grande entusiasmo e profusione di energie, cercando di veicolare messaggi chiari e semplici nel più puro spirito natalizio, a partire dall’utilizzo di materiali riciclabili, dalla capacità di mettere a frutto le conoscenze apprese a scuola (la manualità, ma anche i significati veri del Natale), per arrivare alle tante piccole gioiose rappresentazioni natalizie esibite al pubblico ed espresse davanti a genitori ed amici.
A fare da cornice alla kermesse il sempre accogliente Salone dei Convegni della società Iride (già AMGA) di Via SS. Giacomo e Filippo a Genova.
Palpabile l’attesa per i numerosi e prestigiosi premi in palio, anche perchè è stata quest’anno una votazione dei visitatori, separatamente adulti e minori, si è affiancata al responso della giuria ufficiale composta da esperti qualificati estranei alle scuole.
Un po’ a sorpresa, tutte e tre le votazioni hanno indicato vincitrice della simpatica competizione la Scuola dell'Infanzia, per l’originalità del lavoro, per l'efficacia dell'insieme, per l'utilizzo di materiali poveri, e per la gran profusione di dettagli, curatissimi.

A testimoniare il crescente successo di quest’iniziativa, da rimarcare la significativa partecipazione di autorevoli sponsor, a partire dal Municipio Centro Est che ha concesso il patrocinio, alla Soc. IRIDE, al Presidente della Regione Liguria, al Sindaco di Genova, al Presidente della Provincia, ed a numerose primarie Aziende.
Davvero oltre le attese la partecipazione del pubblico alla cerimonia della premiazione, svoltasi alla presenza di numerose autorità religiose e civili, dei quasi 200 alunni e dei loro genitori e familiari, tanto che il Salone era stipato all'inverosimile. Nel corso della mattinata ogni classe concorrente ha allietato gli intervenuti con un momento espressivo: chi un canto, chi una poesia declamata in coro, chi una breve parte recitata. Un gradevole rinfresco ha concluso la cerimonia, che ha archiviato nel migliore dei modi il sereno periodo natalizio.
BUONA PASQUA!
E’ il centro della fede in Cristo, il motivo spirituale che accompagna il credente lungo l’esistenza, nella speranza della parola ultima che il bene ha sul male, la vita sulla morte, la luce - la luce che infatti è protagonista della Veglia Pasquale - sulle tenebre. Una speranza che non è l’attesa statisticamente probabile di un evento favorevole o l’inane vagheggiamento di un domani perfetto, ma l’operosa condizione che porta il cristiano ad intraprendere la costruzione della dimensione ultraterrena già qui, su questo mondo.
Fa un certo effetto, proprio in questi giorni di sofferenza per la coraggiosa gente d’Abruzzo, ripensare a questi misteriosi percorsi. La vita che vince la morte, il costruire da zero un oggi che è già domani e che cerca di recuperare il buono di quanto fatto fino a ieri, evitandone gli errori.
Dal Casello parte, per tutti, un treno di auguri di buona e serena Pasqua.
CIAO, ELUANA!
Donna? Eluana si è fermata prima. Eluana è quel sorriso dolce come il nome di questa ragazza mora. Una ragazza, appunto. La nostra speranza, quella di chi la speranza si ostina a non perderla, era che potesse ripartire da lì. Ora che tutto è stato detto, non c’è proprio altro da aggiungere. Ciao, Eluana.
MOSTRA DEI PRESEPI: LA PREMIAZIONE.
I lavori sono stati sottoposti all’attenta valutazione di una qualificata Giuria presieduta da don Gian Luigi Ganabano, Prevosto della Parocchia di S.M. Immacolata. Ai numerosissimi adulti visitatori della Mostra, aperta al pubblico dal 10 dicembre al 9 gennaio, è stata offerta la possibilità di votare l’opera ritenuta migliore. La premiazione si è svolta alla presenza del Vescovo Ausiliare Mons. Luigi Palletti - che ha rivolto ai giovani protagonisti dell’iniziativa ed agli organizzatori un vivissimo plauso - di numerose Autorità religiose e civili, di rappresentanti dei molti enti pubblici e privati e primarie aziende che hanno offerto apprezzati premi. Oltre alle coppe ed alle targhe, sono stati distribuiti a tutti i ragazzi volumi, materiale didattico e sportivo, zainetti, portadocumenti, cappellini, varia oggettistica e un molto gradito attestato di partecipazione.
Il primo premio, consistente in un pianoforte digitale, sarà utilizzato dalle Scuole per i corsi di musica in cui da tempo si stanno cimentando i giovani alunni. Per la cronaca la Giuria ha decretato vincitrici a pari merito le Classi 1° e 5° B – I visitatori, a loro volta, hanno scelto il presepe realizzato dalla Classe 5° B.
Un gradevole rinfresco ha concluso tra gli applausi una mattinata molto piacevole.
IL PRESEPIO DI PREA, ALLE RADICI DELLA “LANGUE D’OC”
Roccaforte è anche il nome di un comune della valle Ellero, una delle tante disposte a raggiera che segnano l’anfiteatro naturale della Granda, la provincia di Cuneo. Qui siamo nel Monregalese, la zona che ha come centro di riferimento la città di Mondovì.
Ma al visitatore Roccaforte non offre il colpo d’occhio che ci si potrebbe attendere. Il centro del paese sorge infatti nel bel mezzo di un ampio pianoro, e per trovare traccia del castello è necessario ricorrere ai libri di storia che parlano delle fortificazioni romane sorte per intervento dell’imperatore Adriano lungo la Via Pompea, più nota come “Via del sale”, una fra le tante che collegavano l’odierno Piemonte con la Riviera di Ponente.
Roccaforte oggi fa onore al suo nome con l’attiva difesa delle proprie tradizioni: la vocazione agricola e pastorale, un fitto tessuto di piccole ma tenaci attività industriali, una cucina basata sui prodotti del bosco, tra i quali spicca il prelibato fungo porcino, il turismo che può scegliere tra i richiami di Lurisia, con le sue Terme e la celebre stazione sciistica, o le escursioni sui sentieri dell’alta Valle Ellero, che è riuscita a conservare le sue peculiarità e a non avvertire più di tanto gli scossoni della globalizzazione, ed è oggi collegata con il comprensorio sciistico “Mondolè Sky” (130 km di piste) grazie alla nuova seggiovia che la collega con il pianoro della Tura.
Questa è infatti la terra del Kyè, la parlata d’origine occitana che racchiude come uno scrigno i segreti delle tradizioni e dei costumi dell’antica cultura diffusasi tra la fine del primo millennio dopo Cristo e i primi secoli del secondo dalla Gallia in tante valli alpine, a macchia di leopardo.
Prea, sita su un costone a sud ovest che sembra un balcone sull’Ellero, è una frazione dalla struttura d’impronta medievale quasi aggrappato alla Chiesa Parrocchiale, edificata a partire dal 1847 in stile barocco piemontese. Tra le sue strette vie catturano lo sguardo i numerosi murales, e i fabbricati con il “tetto racchiuso”, una tecnica costruttiva influenzata dalle matrici occitane presente anche in alcune valli del Bellunese, dell’Appennino Tosco/Emiliano, dei Pirenei e all’estremo nord della Scozia. Di particolare pregio, salendo oltre i mille metri sul livello del mare, ecco ergersi isolata la chiesetta di S. Anna, eretta nel 1763 in squisita fattura rococò, unico esempio in Piemonte di barocco francese in edifici religiosi.
Più di altri centri, Prea ha sofferto dello spopolamento delle campagne. Non sono molte le famiglie che la abitano per tutto l’anno, ma chi è rimasto (o chi è arrivato qui), lo ha fatto per scelta.
Da queste parti si gustano formaggi dal sapore unico, e nella maestria artigiana dei casari nessuna Raschera somiglia ad un’altra.
D’estate la piccola comunità si ritrova in piazza per la cena di Ferragosto, con l’orchestra ed il ballo liscio che qui attira sempre, e non solo quelli che sono giovani da più tempo. In quei giorni si tiene anche la lotteria, il cui ricavato alimenta quello che a Prea è l’evento dell’anno: il Presepe Vivente.
Chi ama il genere ne conosce molti, sparsi qua e là per la Penisola. Ma questo ha qualcosa di diverso, di speciale, una marcia in più. Perché qui la rappresentazione sacra prevede che a muoversi siano gli spettatori, che hanno la possibilità di girare per il presepe come se fossero statuine mosse da un invisibile motore.
Paradosso tra i paradossi, per aprirsi il paese chiude. Dal tardo pomeriggio fino a notte fonda il centro del borgo diventa un vero e proprio teatro all’aperto (in cui si entra pagando un modesto pedaggio) che il visitatore percorre lungo un itinerario prefissato, con un punto d’inizio ed uno d’arrivo. Sulle stradine si affacciano più di cinquanta scene che procedono ininterrottamente per tutta la durata della rappresentazione, con gli abitanti (e qualche rinforzo) come protagonisti, per un totale di alcune centinaia di persone. Quasi ogni casa e nucleo familiare viene coinvolto: chi mette a disposizione una stanza, chi una rimessa, chi un’area scoperta, ed in ciascuno di questi ambienti rivive, per tre sere, la vita di un paese della valle Ellero esattamente com’era fino a non troppi decenni fa.
Lungo le strette vie dell’antico borgo si transita davanti all’osteria, dove austeri signori in mantello scuro giocano a carte con il quartino di rosso davanti tra solerti locandiere in grembiule ottocentesco. Più avanti è tutto un susseguirsi di laboratori, dove funzionano a pieno regime le botteghe dei mestieri più diffusi, dal fabbro al falegname, dove c’è chi ripara e costruisce bambole, chi lavora il legno e produce in diretta oggetti d’uso quotidiano per la gioia del visitatore, il panettiere che sforna a ciclo continuo deliziosi grissini cotti a legna che vanno letteralmente a ruba, fino a giungere alla zona dove i taglialegna armeggiano attorno a grossi tronchi che arrivano spettacolarmente a valle portati da una robusta teleferica, per l’estasi dei più piccoli.
Uno spettacolo unico, nel quale ha parte non secondaria anche la rappresentazione sacra: davanti alla chiesa, in una mangiatoia attorno alla quale trovano posto un asino ed
Il tutto dura tre sere nell’arco dell’anno: il 24 ed il 26 dicembre, e poi il 5 gennaio. Il giorno dopo è l’Epifania, che – come suggerisce un antico adagio – tutte le feste porta via. E anche il borgo occitano di Prea torna alla quotidianità dell’oggi, dopo aver riportato per qualche ora all’indietro l’orologio dei secoli.
Buon Natale!
Lui, il creatore, che nasce povero in una mangiatoia all’interno di un riparo d’emergenza utilizzato dai pastori. A far festa, a complimentarsi con la mamma ed il papà, proprio loro, i pastori, e la piccola gente del circondario. Niente fiori sul tavolino, né regali sontuosi. Solo dolcezza e simpatia.
Tesori preziosi, oggi – le recenti vicende finanziarie stanno ridimensionando un certo modo di pensare – più che mai. Anche per questo mi piace parlare, lo vedete qui di costa, del Presepio di Prea, un gioiello – ne approfondiremo le caratteristiche nel prossimo post - che racconta proprio della gente semplice, della vita quotidiana di paese, oltre un secolo fa. Gli eredi ideali di coloro che accolsero il Cristo duemila anni prima. In tempi più recenti sarebbe nato tra di loro.
Nonostante gli attentati, dicevo. Ogni anno c’è chi riesce a stupire. A Oxford, per non offendere la sensibilità dei credenti di altre religioni, Natale non c’è più. Peccato che i primi ad offendersi siano stati ebrei e musulmani. In una scuola della Lombardia, qualche tempo fa, sempre per un malinteso senso di apertura verso altre culture, c’è stato chi ha cercato di sostituire Gesù Bambino con Virtù Bambino, anche nelle canzoncine di stagione. La rima non cambia, la valutazione che possiamo fare di chi ha queste geniali pensate, sì.
Ma è Natale, e idealmente – assieme a voi tutti che passate davanti al Casello – vogliamo abbracciare anche quanti continuano a non voler comprendere quanto un piccolo Bambino sia in grado di cambiare le sorti del mondo.
Buon Natale a tutti!
ANCHE QUEST'ANNO PRESEPI IN MOSTRA ALLA FONDAZIONE ASSAROTTI
ondazione Padre Ottavio Assarotti presso l’Istituto dei Sordomuti, la Mostra dei Presepi. Dopo il grande successo dello scorso anno, ottenuto grazie all’impegno di alunni, insegnanti e genitori, e al risalto dato all’iniziativa dai media, nuova edizione per questo concorso che vede partecipare le diverse classi delle scuole dell’Istituto (infanzia ed elementare).Lo scopo è quello di suscitare momenti di aggregazione e di gioiosa creatività attorno al Presepe, facendo rivivere la magica atmosfera di un evento che è alla base della Fede Cristiana, coinvolgendo i bambini e le loro famiglie.
Ad ogni classe viene riservato un tavolo dalle dimensioni di cm. 160 x 90, misure
massime ammissibili per ciascun presepe, con annesso collegamento elettrico.Per rendere più varia ed interessante l’esposizione sono inoltre ammessi alla partecipazione, fuori concorso, presepi realizzati da familiari degli alunni e amici della Scuola.
I lavori saranno esposti nell’ Aula Magna della Scuola che resterà aperta ai visitatori dal giorno 12 al giorno 21 dicembre e dal giorno 7 al giorno 10 gennaio 2008.
Un’apposita Giuria assegnerà i premi ai
lavori giudicati più meritevoli, originali e spontanei. Sarà compilata anche una classifica sulla base del voto espresso dai visitatori mediante una scheda che sarà consegnata all’ingresso. La classe vincitrice si aggiudicherà il “premio dei visitatori”. E’ previsto anche un attestato di partecipazione che sarà consegnato a tutti i giovani artisti. Il materiale occorrente sarà fornito dalla Scuola.La premiazione si svolgerà nella Sala Convegni della Soc. Iride (g.c.) Via Serra n. 3 sabato 10 gennaio 2009 alle ore 10,30 e si concluderà con una sostanziosa merenda per piccoli e grandi.
Cristiano, Cattolico, Romano.
Poiché, nonostante ci sia chi – basta girare per qualche blog – dice esattamente il contrario, non si sa bene in base a quali argomenti, oggi la Chiesa cattolica, ed in generale il Cristianesimo, la Cristianità, la cultura religiosa occidentale, sono sottoposti ad un assedio e ad un tiro al bersaglio da parte del laicismo assolutamente senza precedenti nella storia, credo sia mio precipuo dovere sguainare la spada e difendere il mio Credo.
In questo spazio tratteremo essenzialmente di argomenti relativi alla sfera spirituale, ma con cognizione di causa. Per confutare certe assurdità che oggi sembrano andare per la maggiore, alimentate da un’incultura laicista pregna di pregiudizi anticristiani che ben poco hanno di veritiero, ma soprattutto per raccontare esperienze positive, delle quali senza il Cristianesimo non ci sarebbe traccia. E stiamo parlando, per quanto riguarda ad esempio il volontariato ed il servizio verso minori e disagiati, di circa il 100% di quanto consuntivabile.
