L'ESTATE, IL TEMPO DELLE SAGRE.
E' TEMPO DI CASTAGNE, SUL MONTE MORO!
Cari amici del casello, dopo un periodo di silenzio riprende regolarmente l’attività di questo blog, che – fedelmente agli spunti che ne videro l’esordio, due anni fa – si ripromette di costituire la nostra e vostra piazza virtuale. Il casello davanti al quale far transitare i treni delle nostre idee.
Si riparte da dove avevamo interrotto per la pausa estiva: il Monte Moro. Un gruppo di appassionati impavidi sta cercando di recuperare la vitalità di questa verde altura del Levante genovese, nel disinteresse delle forze politiche e delle amministrazioni genovesi, che negano – è successo! – che ci siano rifiuti ingombranti sul monte, nonostante esistano prove fotografiche che dimostrano il contrario.
Sabato 9 ottobre l’Associazione degli Amici del Monte Moro organizza una castagnata, che dalle ore 16.00 in avanti darà modo a grandi e piccini di respirare aria buona a pochi passi dal centro genovese, con un’invidiabile vista sul monte di Portofino (se il tempo lo concederà, altrimenti è previsto un “piano B” al coperto) ed un bicchiere di vino rosso a riscaldare i cuori.
L’appuntamento è nella zona dell’ex ristorante, in via Lanfranco, mentre in contemporanea gli amici del Centro Ippico Monte Moro intratterranno grandi e piccini nell’area del maneggio con i loro bellissimi cavalli.
Nel corso del pomeriggio verrà presentato a chi ancora non lo conoscesse il romanzo “Il casello nascosto tra gli alberi”, presenti l’autore e l’editore, con l’introduzione di un ospite d’eccezione: l’amico Enzo Melillo, giornalista di chiara fama, in forza alla redazione Rai di Genova.
Lo staff del Casello vi aspetta.
ANCHE A GENOVA APRE BANCA ETICA
Alle ore 15.15 è previsto il taglio del nastro, alla presenza delle più alte cariche dell'Istituto, presso la sede di Via San Vincenzo 34, dove sarà allestita la mostra "Dieci anni di Banca Etica".
Più tardi, esattamente alle 16.30, all'Auditorium di Palazzo Rosso, incontro pubblico: Banca Etica. Un seme per l'economia responsabile:cultura e società civile, ambiente, cooperazione sociale e internazionale.

Interverranno, tra gli altri, il Presidente di Banca Etica Fabio Salviato ed il Direttore Generale, Mario Crosta, e poi esponenti dell'associazionismo, del sindacato e dell'economia, tra i quali il Prof. Lorenzo Caselli.
A moderare l'incontro Gabriele Giuglietti, Vice Direttore di Banca Etica.
L'ingresso è libero, e può essere un’ottima opportunità per ragionare di economia e di mercato in maniera un po’ diversa rispetto a come questi temi ci vengono imposti dai mezzi di comunicazione di massa.
CHEESE! SORRIDI...
Alle porte del Roero e a pochi passi dalla Langa, Bra è rinomata tra le altre cose per il suo eccellente formaggio DOP, nelle versioni “Duro” e “Tenero”.
Anche solo per questo l’antica “Brayda” si fregia del titolo di “Capitale del Formaggio”, che si concretizza in settembre nei tre giorni di “Cheese”, una delle manifestazioni del settore di maggior rilevanza al mondo, organizzata con crescente successo da Slow Food.
Nell’ordinato ed elegante centro cittadino si susseguono gli stand e le iniziative, con espositori provenienti da molte parti del pianeta.
I visitatori – tanti, di ogni età – possono degustare prelibatezze note e prodotti di nicchia, in un caleidoscopio di sapori che sa soddisfare esigenze e palati diversi.
Naturalmente, l’Italia domina la scena, con le sue produzioni più famose ma anche con etichette note solo in ambiti ristretti.
Non possono e non devono però essere tralasciati gli altri attori di grande rilevanza internazionale, come Svizzera, Francia, Olanda, Spagna, Irlanda, la Gran Bretagna con il famoso e prelibato Cheddar nelle diverse stagionature.
Qua e là – in fondo da queste parti si beve un mondo straordinario di vini rossi e bianchi – ecco aprirsi anche stand enologici, dove sgrassarsi il palato con un bicchiere di vino buono.
Una bella iniziativa, quindi, che ci sentiamo di promuovere, proprio come da quelle parti si promuovono le eccellenze casearie di tutto il mondo.
LEZIONE DI MARKETING
Occhio alla foto: è stata ripresa presso una rotonda alla periferia di Alba, la splendida capitale delle Langhe, caput mundi della buona gastronomia e dell’eccellenza italiana (cioè mondiale) del vino.
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Chi l’ha escogitata è un genio. Punto. In termini di marketing, questo vale più di cento consulenti “Mc di qua – Mc di là”. Diciamo che è l’antitesi di quei ragazzotti in gessato che prendiamo di mira quando sentiamo maltrattare la lingua italiana. Proprio perché siamo agli antipodi dell’archetipo sopra descritto, temiamo solo un rigurgito di perbenismo. Speriamo che i tanti, troppi “grilli parlanti” di cui è punteggiato il nostro pur grande Paese non insorgano con speciose argomentazioni sull’induzione al grave peccato etilista o scemenze simili.
QUANDO UN SITO ESPRIME PASSIONE
MOSTRA DEI PRESEPI: LA PREMIAZIONE.
I lavori sono stati sottoposti all’attenta valutazione di una qualificata Giuria presieduta da don Gian Luigi Ganabano, Prevosto della Parocchia di S.M. Immacolata. Ai numerosissimi adulti visitatori della Mostra, aperta al pubblico dal 10 dicembre al 9 gennaio, è stata offerta la possibilità di votare l’opera ritenuta migliore. La premiazione si è svolta alla presenza del Vescovo Ausiliare Mons. Luigi Palletti - che ha rivolto ai giovani protagonisti dell’iniziativa ed agli organizzatori un vivissimo plauso - di numerose Autorità religiose e civili, di rappresentanti dei molti enti pubblici e privati e primarie aziende che hanno offerto apprezzati premi. Oltre alle coppe ed alle targhe, sono stati distribuiti a tutti i ragazzi volumi, materiale didattico e sportivo, zainetti, portadocumenti, cappellini, varia oggettistica e un molto gradito attestato di partecipazione.
Il primo premio, consistente in un pianoforte digitale, sarà utilizzato dalle Scuole per i corsi di musica in cui da tempo si stanno cimentando i giovani alunni. Per la cronaca la Giuria ha decretato vincitrici a pari merito le Classi 1° e 5° B – I visitatori, a loro volta, hanno scelto il presepe realizzato dalla Classe 5° B.
Un gradevole rinfresco ha concluso tra gli applausi una mattinata molto piacevole.
IL PRESEPIO DI PREA, ALLE RADICI DELLA “LANGUE D’OC”
Roccaforte è anche il nome di un comune della valle Ellero, una delle tante disposte a raggiera che segnano l’anfiteatro naturale della Granda, la provincia di Cuneo. Qui siamo nel Monregalese, la zona che ha come centro di riferimento la città di Mondovì.
Ma al visitatore Roccaforte non offre il colpo d’occhio che ci si potrebbe attendere. Il centro del paese sorge infatti nel bel mezzo di un ampio pianoro, e per trovare traccia del castello è necessario ricorrere ai libri di storia che parlano delle fortificazioni romane sorte per intervento dell’imperatore Adriano lungo la Via Pompea, più nota come “Via del sale”, una fra le tante che collegavano l’odierno Piemonte con la Riviera di Ponente.
Roccaforte oggi fa onore al suo nome con l’attiva difesa delle proprie tradizioni: la vocazione agricola e pastorale, un fitto tessuto di piccole ma tenaci attività industriali, una cucina basata sui prodotti del bosco, tra i quali spicca il prelibato fungo porcino, il turismo che può scegliere tra i richiami di Lurisia, con le sue Terme e la celebre stazione sciistica, o le escursioni sui sentieri dell’alta Valle Ellero, che è riuscita a conservare le sue peculiarità e a non avvertire più di tanto gli scossoni della globalizzazione, ed è oggi collegata con il comprensorio sciistico “Mondolè Sky” (130 km di piste) grazie alla nuova seggiovia che la collega con il pianoro della Tura.
Questa è infatti la terra del Kyè, la parlata d’origine occitana che racchiude come uno scrigno i segreti delle tradizioni e dei costumi dell’antica cultura diffusasi tra la fine del primo millennio dopo Cristo e i primi secoli del secondo dalla Gallia in tante valli alpine, a macchia di leopardo.
Prea, sita su un costone a sud ovest che sembra un balcone sull’Ellero, è una frazione dalla struttura d’impronta medievale quasi aggrappato alla Chiesa Parrocchiale, edificata a partire dal 1847 in stile barocco piemontese. Tra le sue strette vie catturano lo sguardo i numerosi murales, e i fabbricati con il “tetto racchiuso”, una tecnica costruttiva influenzata dalle matrici occitane presente anche in alcune valli del Bellunese, dell’Appennino Tosco/Emiliano, dei Pirenei e all’estremo nord della Scozia. Di particolare pregio, salendo oltre i mille metri sul livello del mare, ecco ergersi isolata la chiesetta di S. Anna, eretta nel 1763 in squisita fattura rococò, unico esempio in Piemonte di barocco francese in edifici religiosi.
Più di altri centri, Prea ha sofferto dello spopolamento delle campagne. Non sono molte le famiglie che la abitano per tutto l’anno, ma chi è rimasto (o chi è arrivato qui), lo ha fatto per scelta.
Da queste parti si gustano formaggi dal sapore unico, e nella maestria artigiana dei casari nessuna Raschera somiglia ad un’altra.
D’estate la piccola comunità si ritrova in piazza per la cena di Ferragosto, con l’orchestra ed il ballo liscio che qui attira sempre, e non solo quelli che sono giovani da più tempo. In quei giorni si tiene anche la lotteria, il cui ricavato alimenta quello che a Prea è l’evento dell’anno: il Presepe Vivente.
Chi ama il genere ne conosce molti, sparsi qua e là per la Penisola. Ma questo ha qualcosa di diverso, di speciale, una marcia in più. Perché qui la rappresentazione sacra prevede che a muoversi siano gli spettatori, che hanno la possibilità di girare per il presepe come se fossero statuine mosse da un invisibile motore.
Paradosso tra i paradossi, per aprirsi il paese chiude. Dal tardo pomeriggio fino a notte fonda il centro del borgo diventa un vero e proprio teatro all’aperto (in cui si entra pagando un modesto pedaggio) che il visitatore percorre lungo un itinerario prefissato, con un punto d’inizio ed uno d’arrivo. Sulle stradine si affacciano più di cinquanta scene che procedono ininterrottamente per tutta la durata della rappresentazione, con gli abitanti (e qualche rinforzo) come protagonisti, per un totale di alcune centinaia di persone. Quasi ogni casa e nucleo familiare viene coinvolto: chi mette a disposizione una stanza, chi una rimessa, chi un’area scoperta, ed in ciascuno di questi ambienti rivive, per tre sere, la vita di un paese della valle Ellero esattamente com’era fino a non troppi decenni fa.
Lungo le strette vie dell’antico borgo si transita davanti all’osteria, dove austeri signori in mantello scuro giocano a carte con il quartino di rosso davanti tra solerti locandiere in grembiule ottocentesco. Più avanti è tutto un susseguirsi di laboratori, dove funzionano a pieno regime le botteghe dei mestieri più diffusi, dal fabbro al falegname, dove c’è chi ripara e costruisce bambole, chi lavora il legno e produce in diretta oggetti d’uso quotidiano per la gioia del visitatore, il panettiere che sforna a ciclo continuo deliziosi grissini cotti a legna che vanno letteralmente a ruba, fino a giungere alla zona dove i taglialegna armeggiano attorno a grossi tronchi che arrivano spettacolarmente a valle portati da una robusta teleferica, per l’estasi dei più piccoli.
Uno spettacolo unico, nel quale ha parte non secondaria anche la rappresentazione sacra: davanti alla chiesa, in una mangiatoia attorno alla quale trovano posto un asino ed
Il tutto dura tre sere nell’arco dell’anno: il 24 ed il 26 dicembre, e poi il 5 gennaio. Il giorno dopo è l’Epifania, che – come suggerisce un antico adagio – tutte le feste porta via. E anche il borgo occitano di Prea torna alla quotidianità dell’oggi, dopo aver riportato per qualche ora all’indietro l’orologio dei secoli.
A Torino i "Poequadri" di Ermanno Eandi

Le opere affrontano varie tematiche, dal sociale all’amore, sempre con la sensibilità della poesia.