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IL SINDACO CHE VORREI AL POSTO DELLA SINDACHESSA CHE NON C'E'

La “mala gestio” della sindachessa lessa non conosce confini. La città è allo sbando, e non solo per colpa sua. Lei è l’ultima di una serie di sindaci nefasti, le cui conseguenze tutti i genovesi portano addosso, salvo dimenticarsene in sede di votazione. Più che di “sindrome di Stoccolma”, bisognerà iniziare a parlare di “sindrome di Genova”.

Basti pensare alla dilettantesca e penosa gestione della mobilità cittadina, passata dal ridicolo Merella, che ci faceva prendere in giro a livello nazionale, all’incompetenza dell’attuale gestione Pissarello & soci. L’assessore Arcangelo, estromesso da tempo – va appena ricordato che quando decise di presentarsi ad un’elezione prese più o meno i voti dei propri familiari, e nemmeno tutti -, si è permesso di recente di criticare l’attuale giunta dalle colonne di un noto quotidiano (della serie: quando c’ero io, Genova sì, che…). Per chi avesse la memoria corta, cogliendo fior da fiore, Merella è colui che – parlando del rifacimento della soletta sopra il Bisagno, alla Foce – disse fiero: dobbiamo chiedere 24 mesi di sacrifici ai Genovesi. Era l’autunno del 2004…

Oggi, con l’AMT in difficoltà interne ed esterne e con colpe equamente distribuite tra tanti attori, con una città che non decolla e non funziona, l’unica preoccupazione è quella di mettere la mordacchia a quanti si fanno portatori di dissenso. In perfetto stile sovietico. Avete mai provato a contraddirla, la Crudelia De Mon di Tursi?

L’ultimo esempio qualche settimana fa. Il gruppo Facebook “Mandiamo a casa Marta Vincenzi” ha organizzato un evento informatico brillante: tempestare il server di Tursi con una mail di cittadini insoddisfatti basata su un testo condiviso, che esprimeva la vergogna di essere rappresentati dalla Maga Magò della Valpolcevera. Ne sono state spedite almeno un migliaio: non una cosetta da niente. Il promotore, Maurizio Gregorini, brillante e volitivo uomo di cultura, è stato contattato dalla PS perché si assumesse ufficialmente la paternità del gesto. Stop. Nessun altro riscontro. Né sulla stampa cittadina, che ha fatto passare sotto silenzio l’iniziativa, né sull’emittenza radiotelevisiva. Né, tampoco, con reazioni dell’interessata. Che si offende, si picca, si rabbuia. Ma non risponde. Perché non ha argomenti – i suoi limiti caratteriali, politici ed amministrativi ormai sono proverbiali -, e perché non ritiene gli interlocutori all’altezza.

A volte mi chiedo: che sindaco vorrei, domani? Uno che risponde e parla con tutti. Uno che prova a risolvere i problemi, anche andando fino in fondo. Uno che non difende ad oltranza l’operato suo e dei suoi collaboratori, anche quando è indifendibile. Uno che prenda questi tre anni e mezzo della medusa di Tursi e faccia il contrario. Sbaglierebbe qualcosa, ma per il calcolo delle probabilità farebbe meglio di chi l’ha preceduta, così come uno che – da sindaco – lanciasse la monetina ad ogni decisione: avrebbe almeno il 50% di probabilità di successo. Rispetto allo zero dell’attuale giunta, sarebbe un gran passo in avanti.

L'ASSOCIAZIONISMO CATTOLICO GENOVESE DA' LA SVEGLIA ALLA CITTA'

Bello, partecipato, coinvolgente: questa in sintesi la valutazione che si può esprimere sulla tavola rotonda: “Voi siete la luce del mondo”, organizzata dall’associazionismo cattolico genovese allo Starhotel di Corte Lambruschin sabato 13 novembre.

Già la scelta della sede non è stata casuale: un luogo “laico”, fuori dai consueti circuiti, una sorta di declamazione di quanto il mondo cattolico genovese voglia dimostrarsi presente nella società.

E originale è stata anche la formula: un relatore d’eccezione, Mons. Ugo Ughi, Vice Assistente Generale di Azione Cattolica, e poi un semicerchio di sedie, proprio di fronte al pubblico, nel quale le associazioni ed i movimenti presenti in sala hanno raccontato la loro esperienza e la strada da percorrere nella realtà genovese e ligure.

A fare gli onori di casa è stato Don Stefano Olivastri, Direttore dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose di Genova, che ha enfatizzato il significato del camminare assieme, ognuno con le proprie specificità. Ci si scopre reciprocamente, ha detto Don Stefano, ricchi e portatori di punti di vista che l’altro non riesce a vedere.

Mons. Ughi, marchigiano, con il suo tratto mite ed efficace, ha dapprima ripercorso la storia del sussidio che ha fatto da spunto per l’incontro. Alla base c’è la Sacra Scrittura, data l’importanza di “tenere fisso lo sguardo su Gesù”, come recita la Lettera agli Ebrei. Va quindi rivalutato nella società odierna il ruolo della domenica, giorno dell’Eucaristia e dell’incontro comunitario, come primo giorno della settimana, quello al quale informare gli altri giorni, proprio in un contesto in cui si tende verso l’esatto opposto.

Nella comunità, ha proseguito Mons. Ughi, va inserita la comune consapevolezza delle diverse aggregazioni di essere membra dell’unico corpo:la Chiesa. In essa Ciascuno ha un proprio ruolo, ed essa ne è la sintesi, per comporre le differenze e non per appiattirle. Ad unire i cristiani sono la comune umanità, la Fede, la vita. Una “forza d’urto” benefica e pacifica che si possa contrapporre ad una rissosità sociale che sembra premiare sempre e solo chi urla.

Ma poiché la mitezza non va confusa con la mimetizzazione, ecco nascere l’esigenza per i cristiani di essere lievito nella società: parole d’ordine diventano quindi la formazione, anche degli adulti, e l’impegno sociale.

Cosa fare, si è chiesto in conclusione di intervento Mons. Ughi, nel concreto? Anzitutto stabilire autentiche relazioni fraterne. E poi capacità di ascolto della voce del Signore, che oggi ci parla nella storia, e poi la capacità di discernimento comunitario, nella collaborazione con gli altri, ricordando sempre che si è cristiani per gli altri e non per se stessi.

Un primo senso alle parolew di Mons. Ughi è arrivato nella seconda parte del pomeriggio, dove tutte le aggregazioni presenti sono intervenute prendendo posto a fianco del relatore, sotto la guida di Giuseppe Viscardi, moderatore dell’incontro, formando un semicerchio che si poneva come ideale continuità con il pubblico.

Ognuno ha illustrato la propria storia ed il proprio modo di contribuire alla vita della Chiesa, incarnando nella realtà genovese odierna i propri progetti, condividendo lo spirito dell’evento.

In chiusura è stato nuovamente Mons. Ughi, con la sua grande carica di umanità, a rispondere alle osservazioni di un pubblico numeroso e partecipe.

Un’esperienza positiva ed innovativa che avrà sicuramente un seguito: gli organizzatori, infatti guardano alla prossima primavera per un nuovo, possibile appuntamento.

LA COLLINA DEGLI EGOISTI

Da Paolo, fiero amico del "Casello", riceviamo e volentieri pubblichiamo una ironica provocazione contro i localismi che impediscono da sempre alla città di genova di scrollarsi di dosso i propri problemi. Qui il bersaglio sono i "No Gronda". Ma c'è sempre un "No Qualcosa" che frena il nostro futuro: è l'ora di dire basta!


In val Polcevera c'è una bella collina, Murta, abitata da contadini ma anche da dirigenti, imprenditori, professionisti e magistrati, e famosa per la festa della zucca.

Le cronache degli ultimi giorni registrano una fiera opposizione nel più puro stile NIMBY (not in my backyard) da parte dei Murtesi alla realizzazione dei sondaggi preliminari per la “gronda” che dovrebbe cercare di risolvere il problema dello snodo autostradale di Genova (di fatto un budello pericolosissimo e del tutto insufficiente). La gronda, per la verità, interesserebbe solo marginalmente Murta (sul fianco di un contrafforte laterale sbucherebbe una galleria funzionale al viadotto destinato ad attraversare la val Polcevera e comporterebbe a malapena l'abbattimento di tre o quattro case) . Ma tant'è: fronte compatto della popolazione per bloccare i lavori.

Bravissimi e ben fatto, verrebbe da dire ai Murtesi.

Siate però coerenti, verrebbe da aggiungere.

Se non intendete contribuire (per vero in piccolissima parte) alla soluzione del disagio (e del pericolo) legato all'attraversamento da parte di chi lavora della città di Genova, iniziate a smaltire da soli i rifiuti che producete. Perchè mai chi vive a Scarpino dovrebbe farsi carico di contribuire a sollevare voi dal relativo problema?

Non basta. Usate auto a pedali . Perchè mai i cittadini di Busalla, dove c'è un petrolchimico, dovrebbero inalare al posto vostro gli effluvi legati alla produzione di benzina?

Ancora. Evitate di prendere l'attuale tronco autostradale che passa – questo sì – rasente alle case di gente certamente più disagiata di voi. Perchè questa gente dovrebbe sopportare il rumore e gli scarichi dovuti al vostro passaggio?

Non basta ancora. Staccatevi, per favore, dalla rete della corrente elettrica. Questa è infatti prodotta dala centrale che è in porto e i cui scarichi interessano la zona di Sampierdarena i cui abitanti non hanno davvero motivo di farsi carico in vostro luogo dei disagi legati alla produzione di energia.

Una parola va anche a Lei Reverendo Parroco, in prima fila accanto al suo gregge. Lei ha detto ad una TV privata che il Suo posto è con la Sua gente. Benissimo. Ma non crede che in quanto pastore della Chiesa Universale una qualche minima considerazione per chi rischia (e perde) la vita sull'attuale tracciato autostradale potrebbe averla?

Al resto dei genovesi c'è da dire una sola cosa. Ogni qual volta siate interessati da qualche disagio legato al bene comune, cercate di essere migliori degli abitanti della collina degli egoisti.

Quanto alla prossima fiera della zucca, lasciate perdere. I locali potranno fare un adeguato utilizzo delle loro cucurbitacee anche da soli.

IL BUNKER DEL MONTE MORO RIPRENDE VITA

Ancora un’iniziativa di grande richiamo per l’Associazione Amici del Monte Moro, che già qualche tempo si batte per la tutela ambientale della zona posta immediatamente alle spalle del levante genovese.
Dopo la pulizia del sito, svoltasi qualche mese fa, che aveva portato alla raccolta e allo smaltimento di diversi quintali di rifiuti tra i quali numerose carcasse di auto e moto, sabato 3 luglio si è tenuta la manifestazione “Monte Moro tra storia, natura e degrado”, che ha portato i numerosi partecipanti all’interno delle strutture antiaerei costruite con funzione difensiva durante la Seconda Guerra Mondiale.
Dopo 65 anni si sono riaccese le luci all’interno del bunker, grazie all’operato dei soci dell’associazione, che da qualche settimana è anche ufficialmente registrata. I presenti, oltre a visitare l’interessante sito, hanno anche potuto ascoltare la storia delle costruzioni militari risalenti al periodo 1939/45, ed in particolare delle opere di questo genere.
A questa fase didattica si è abbinato poi un momento “ecologico”, con un’ulteriore operazione di pulizia dei luoghi. La raccolta di rifiuti ha consentito di smaltire nuovamente molti quintali di materiali di ogni genere, inequivocabile segno di degrado ambientale ma anche di incuria dell’amministrazione pubblica e di inciviltà di troppi.
Il pomeriggio si è concluso con una festosa merenda, offerta da Gusto Giusto, azienda di ristorazione veicolata, e con la S. Messa officiata da Padre Pietro Fusi Sch.P.

VISTO CHE LA ZIA MARTA NON SI MUOVE...

Tutto è nato dallo spaventoso incendio dello scorso settembre: ettari di bosco e macchia mediterranea in cenere, case minacciate dalle fiamme e residenti terrorizzati, una lunga striscia di fuoco che percorreva l’immediato entroterra del Levante fino quasi a lambire il mare.
Uno scenario apocalittico che aveva tenuto banco per giorni sugli organi di stampa.
Da lì, la riflessione: eliminiamo le condizioni di degrado che alimentano questa furia. E poi, l’impegno: facciamo qualcosa noi, visto che chi dovrebbe non interviene. Tipo la sindachessa Medusa.
E’ nata così l’iniziativa del “Gruppo Amici del Monte Moro”, che sabato 15 maggio ha organizzato una giornata di pulizia straordinaria del parco del monte posto sulle alture del Levante genovese.
L’iniziativa, patrocinata dal Municipio IX Levante, ha visto impiegati una sessantina di volontari, che sono riusciti a raccogliere oltre una tonnellata di rifiuti di vario genere, tra i quali spiccavano numerose carcasse di motorini ed autoveicoli.
L’iniziativa ha mobilitato molte associazioni che hanno inteso dare un segnale alla città e a chi la governa: dalle scuole “Padre Ottavio Assarotti”, all’Associazione Nazionale Alpini – Gruppo Genova Centro, sempre in prima fila quando c’è da lavorare in modo serio sull’ambiente, senza chiacchiere sui massimi sistemi, e l’Anffas.
La giornata di lavoro ha poi avuto anche un momento festoso, con una merenda da “Mille e una notte” offerta da “Gusto Giusto”, azienda di ristorazione veicolata.
A coronamento della manifestazione, che certamente avrà un seguito e nel corso della quale sono stati piantati anche simbolicamente alcuni alberelli, è stata celebrata una Santa Messa nella Cappella di Santa Chiara, officiata da Padre Pietro Fusi, Direttore delle Scuole “Assarotti”.

UNA BUONA NOTIZIA: IL NUOVO TRENO SULLA FERROVIA GENOVA CASELLA


La Ferrovia Genova Casella vedrà correre sui propri binari un nuovo treno a partire dal 2013. Si è infatti concluso l’iter che, confermando quanto da noi anticipato quasi un anno fa, ha portato all’aggiudicazione ad AnsaldoBreda dell’appalto per la fornitura del nuovo convoglio.
Non si è trattato di un percorso facile: le difficoltà economiche e le peculiarità tecniche con le quali la storica linea deve fare i conti da sempre hanno portato i vertici di Piazza Manin a definire un progetto innovativo e con pochi riscontri in Europa. La prima procedura di gara è andata così deserta, e per l’aggiudicazione è stato necessario un secondo bando, vinto poi dall’azienda oggi napoletana, ma di antica tradizione genovese.
La fornitura ha un valore complessivo di 4,3 milioni di euro, dei quali 3,95 milioni direttamente per il treno, ed i restanti 350.000 per il relativo materiale di scorta.
I fondi per l’operazione arrivano dalla Regione Liguria, che ha da poco affidato la gestione della Ferrovia ad AMT.
Il nuovo complesso, del tipo definito “tram – treno” per le sue caratteristiche che lo rendono una sintesi tra i due tipi di mezzi, risponde sul piano progettuale a quanto richiesto dal tracciato della linea. Percorso acclive e tortuoso, velocità di punta non particolarmente elevate, necessità di continue accelerazioni e decelerazioni, la tratta richiede mezzi flessibili, con buone capacità di arrampicamento e facilità di incarrozzamento dei passeggeri.
Mentre in altri contesti, come in Germania, questo tipo di convogli stanno conoscendo una buona diffusione, in Italia non esiste nulla del genere, e gli unici mezzi in qualche modo avvicinabili sono in servizio da qualche mese e con grande soddisfazione dell’utenza lungo la linea che da Bergamo conduce ad Albino, sulla ricostruita sede della ferrovia della Val Seriana.
A dare la notizia i due principali artefici dell’operazione, l’Ing. Paolo Gassani, Direttore Generale della ferrovia, che è anche uno dei più noti studiosi ed esperti di ferrovia a livello nazionale, e Maria Nives Riggio, dall’estate 2008 Amministratore Unico della ferrovia, sotto la cui accorta e rigorosa guida l’impianto su rotaia più caro ai genovesi sta uscendo da un faticoso periodo di difficoltà tecniche.
“Si tratta – ha detto Gassani – di un mezzo articolato della lunghezza di 42 metri, a scartamento metrico e con circuiti di alimentazione a 3.000 volt. Ha 240 posti complessivi, di cui 140 a sedere ed uno per passeggero a ridotta capacità motoria. Ha il pianale ribassato, per consentire un facile incarrozzamento dei passeggeri, ed un’ampia superficie vetrata per godere appieno del paesaggio offerto dalla nostra bella linea ferrata. Quanto alla scelta del tram – treno, è dettata dal fatto che ha caratteristiche di leggerezza e di inscrivibilità nelle curve di piccolo raggio che meglio si adattano alla tortuosità di tracciato della Genova-Casella rispetto al materiale rotabile ferroviario tradizionale, con un miglioramento del comfort di marcia, della velocità e la diminuzione dell’usura del binario.”
“La stipula di questo contratto di fornitura rappresenta il conseguimento di un obiettivo importante che si aggiunge ai tanti investimenti che dal 2008 sono stati programmati ed attuati per superare la situazione di estrema criticità in cui versava la Ferrovia” ha aggiunto Maria Nives Riggio. “Sono state ripristinate dodici delle venti corse giornaliere feriali della ferrovia, e si stanno intensificando anche quelle dei giorni festivi; nei prossimi mesi – grazie alle lavorazioni ancora in corso - potranno essere ulteriormente incrementate. Abbiamo investito risorse per ripristinare il materiale rotabile esistente” dice ancora Riggio “in attesa del 2011, quando, oltre ad una carrozza, arriveranno due elettromotrici ristrutturate, e del 2013 con il nuovo treno di AnsaldoBreda.”
AMT, nuovo gestore della linea, un tratto della quale verrà presto risistemato per un totale di 4,3 km., si troverà quindi ad esercire una linea in rilancio rispetto al recente passato. L’unico punto interrogativo riguarda proprio il nuovo materiale: un solo convoglio sembra un po’ poco per garantire continuità nel servizio, ma d’altronde le risorse al momento sono quello che sono. Ci si chiede però se, mentre si fa un gran parlare di mobilità sostenibile e di qualità della vita, non si riesca a trovare il modo per finanziare un’infrastruttura unica ed invidiata a livello mondiale, meta di turisti ed appassionati di tutto il pianeta e che serve un bacino d’utenza importante e ancora poco intercettato.

GERUNDIO IETTATORE, RIUSCIREMO A MANDARTI A CASA?

Non sarà facile mandare a casa il gerundio iettatore che ormai dai cinque, interminabili anni sta infestando la Liguria con la sua turpe presenza.
Il tipo non ci piace, e sembra incredibile che la gente della Liguria sia anche solo in parte disponibile a votarlo. Non mi dilungo sulle “qualità” di costui, a tutti note fin dai divertenti giorni della primavera 1993 (ne conservo gelosamente alcune foto, che mi vengono in aiuto quando sono di cattivo umore).
Che la Giunta da lui guidata (guidata?!?) nella passata legislatura (legislatura?!?) abbia fatto poche cose interessanti, quasi sempre dovute ad iniziative di persone in gamba, amici che stanno dall’altra parte ma galantuomini e ben lontani dalle prepotenze e dai marmelli del gerundio, è un dato di fatto.
Un recente opuscolo, scritto dall’emergente consigliere uscente Matteo Rosso, amico del Casello, assieme all’eterno Gianni Plinio, ha messo a nudo sprechi ed iniziative a dir poco bizzarre della maggioranza (speriamo) uscente. S’intitola “Gli sprechi della sinistra dalla A alla Z”, ed elenca in rigoroso ordine alfabetico come sono state spese alcune delle risorse che i contribuenti hanno messo a disposizione dei governanti regionali.
Tra le tante chicche, gli stanziamenti per la difesa del “Gulo Gulo”, che non è una tipica categoria di elettori di centro sinistra, ma un mammifero altrimenti noto come “Ghiottone” e quelli per le tante, troppe fiere e manifestazioni costosissime, poco e mal frequentate e senza costrutto per il futuro della regione.
Anche per questo – a prescindere da cosa si pensi del Premier e dei suoi problemi in Liguria è necessario cambiare. Pensiamoci bene: rivogliamo forse una voce tutta difetti di pronuncia e incapace di sorridere che ci parla di ottimismo e di futuro con un’espressione tra il funereo e l’ebete?
Qui al Casello vogliamo cambiare: basta gerundio e trapassato, guardiamo solo al futuro. E, assieme a Sandro Biasotti Presidente, spingiamo un giovane coraggioso: Matteo Rosso. Non gliene ha fatta passare una, come raccontato nel suo volume.

ANCHE A GENOVA APRE BANCA ETICA!

A quasi undici anni dallo start ufficiale Banca Etica ha aperto una propria filiale a Genova, città che, forte delle sue tradizioni nel campo dell’associazionismo e della solidarietà, all’istituto bancario “alternativo” per DNA ha dato tanto fin dai tempi della Cooperativa “Verso la Banca Etica”.
Le manifestazioni che hanno fatto da corona all’apertura hanno coinvolto tutto il territorio ligure, da La Spezia fino a Ventimiglia, dove si sono tenuti incontri a tema a simboleggiare la “presa di possesso” dell’intera regione da parte della banca.
Il clou degli eventi si è peraltro concentrato a Genova nella giornata di sabato 30 gennaio. Dapprima il taglio del nastro della nuova sede, in via San Vincenzo 34, non lontano dalla stazione Brignole, alla base del grattacielo ex Sip. Tante le personalità presenti, dal vice presidente della Regione Massimiliano Costa, che ha seguito il percorso di Banca Etica fin dall’epoca dei suoi trascorsi nello scoutismo cattolico, a Mons. Giampiero Carzino, dalle cui parole è emerso il riferimento alla missione di Banca Etica a servizio della promozione umana. A tagliare la fettuccia gialla e blu è stato Francesco Fassone, coordinatore dei soci della Liguria, che tanto si è prodigato per portare valori e contenuti di Banca Etica nella nostra regione.
Nei nuovi locali della banca è stata poi aperta al pubblico la mostra “Dieci anni di Banca Etica”, che racconta il percorso di questo istituto di credito così singolare nel panorama finanziario internazionale da meritare davvero un momento di attenzione nelle pur frenetiche attività quotidiane di ciascuno.
Più tardi, nell’auditorium di Palazzo Rosso, ecco la tavola rotonda: “Banca Etica. Un seme per l'economia responsabile: cultura e società civile, ambiente, cooperazione sociale e internazionale”, moderata con la vivacità del suo stile scout da Gabriele Giuglietti, genovese, che di Banca Etica è il Vice Direttore Generale.
Tanti i relatori presenti, e contenuti tutt’altro che scontati.
Il primo a prendere la parola è stato Fabio Salviato, Presidente di Banca Etica, il quale, con un’immagine cara alla gente della Liguria, ha paragonato il percorso dell’istituto da lui guidato al viaggio di una nave e del suo coraggioso equipaggio nel pericoloso mare della finanza.
Mario Crosta, che di Banca Etica è Direttore Generale, ha tenuto particolarmente a ringraziare tutto il personale della banca, presente in massa alla giornata genovese, per la realizzazione del sogno: aprire una filiale anche a Genova.
Per Claudio Basso, rappresentante delle ACLI nel Forum Ligure del Terzo Settore, la definizione di un nuovo modello di sviluppo deve interessare anche settori storicamente lontani dall’intervento sociale, e per farlo è indispensabile puntare sulla formazione, affinchè economia re crescita responsabili diventino un modo di sentire diffuso e comune.
Lorenzo Becchetti, docente alla Sapienza e presidente del Comitato Etico della banca, ha insistito sull’incontro tra consumo responsabile (“i cittadini che votano col portafoglio”) e impresa pioniera. Infatti, dice citando a più riprese l’enciclica “Caritas in Veritate” (che ha costituito lo spunto per molte riflessioni di questa giornata), il fatto che certi approcci vengano fatti propri dalle banche tradizionali significa che si è seminato bene, anche se la specificità di Banca Etica la rende un “unicum” nel panorama finanziario.
Su basi analoghe anche l’intervento del Professor Lorenzo Caselli, che ha parlato a questo proposito di economia che nasce dal basso per concretizzarsi in iniziative che senza negare il profitto sanno andare al di là per realizzare finalità umane e sociali. Banca Etica, in questo contesto, è uno dei soggetti che, lavorando a beneficio del “Non Profit”, terreno di sperimentazione di nuove potenzialità, operano per un pluralismo delle istituzioni e la migliore e più completa soddisfazione dei bisogni sociali.
Beppe Gallo, segretario nazionale della Fiba/Cisl, ha definito Banca Etica “un’impresa lungimirante e visionaria”, giacchè i due termini – “banca” ed “etica” – oggi sembrano incarnare un vero e proprio ossimoro. Anche in questo caso la “Caritas in Veritate” viene in soccorso, quando dice che l’economia del dono dev’essere immanente all’economia di mercato.
A chiudere l’intervento di Sabrina Siniscalchi, una lunga esperienza in “Mani Tese” ed oggi a Banca Etica, che ha auspicato un maggiore interesse verso il bene comune, sebbene i segnali non siano incoraggianti, vista la sproporzione esistente tra quanto investito dai governi per salvare le banche dallo tsunami finanziario di un anno fa e quanto stanziato a favore della riduzione dei danni ambientali.
Alla fine, festa per tutti, con il ricco buffet allestito dalla Comunità Emmaus, una delle tante realtà che ha creduto da subito in Banca Etica, uno strumento diverso ed un ponte tra quanti, nel mondo dell’associazionismo e del volontariato cattolico e laico, credono in un nuovo modello di sviluppo che abbia al centro la persona.

IL SEMAFORO, SIMBOLO DELLA MOBILITA' GENOVESE

La mobilità genovese degli ultimi decenni, pur spesso stravolta, presenta un filo conduttore che unisce tutte le piccole e grandi rivoluzioni: l’inefficacia.
Tralasciando l’aspetto che pur mi è più caro e noto, il trasporto pubblico, che a reggere l’assessorato fosse il bizzarro Villa o il fumoso Merella, per la città cambiava poco, e comunque in peggio. La casalinga di Voghera non avrebbe procurato certo danni peggiori.
L’emblema di queste controgestioni? Il semaforo. Sì, d’accordo, le strisce gialle; certo, le zone blu; sicuro, anche i sensi unici rivoluzionati a babbo, o il rifacimento delle coperture del Bisagno che “non durerà più di 24 mesi”, per dirla con lo sfortunato precedente inquilino del Matitone; ma tutto ciò è niente rispetto all’epidemia di semafori – talvolta inutili, spesso dannosi – che ha colpito la città, in particolare nel corso della nefasta gestione Merella.
Spero per lui - l’assessore al traffico più inviso di sempre - che ci abbia almeno guadagnato qualcosa; che so, dalla ditta fornitrice. Giusto per dire che in città qualcuno ha tratto beneficio dall’assurda politica del “più infastidisco l’utente della strada, più faccio l’interesse della viabilità”.
Così, mentre tutto il mondo elimina i semafori, a Genova li decuplichiamo. Dove non ci sono mai stati (Piazza Portello); dove c’è un attraversamento pedonale a richiesta che rompe le scatole, specie nelle ore di punta (qua e là in Corso Europa), dove c’è un incrocio con una via sempre deserta, dove c’è l’uscita dei mezzi di una qualsiasi entità comunale, provinciale, regionale o statale…
Ovunque, tranne – sembra una banalità - dove servono: ad esempio alla confluenza di via Capolungo con l’Aurelia (via Donato Somma), quasi a Bogliasco, dove persino gli autobus svoltano tra due curve cieche.
Il risultato? Gli automobilisti non rinunciano all’auto, però s’infuriano e le code si esasperano. Quando invece è evidente che, per l’inquinamento e la scorrevolezza del traffico, è molto meglio che la fiumana di mezzi che popola le nostre strade al mattino viaggi senza troppe soste. Ne guadagnerebbero i mezzi pubblici (che, pure, non brillano per efficienza), ostaggio tanto dell’indisciplina degli utenti privati – che non sto difendendo: basta pensare all’odioso ricorso al posteggio in seconda fila – quanto dell’intasamento delle strade, spesso indotto da semafori crudeli posti ad incroci che invocherebbero soluzioni alternative.
Il futuro non sembra portare in dote un miglioramento: le strade sono quelle, e le risorse – si sa – scarseggiano. Se poi quelle poche le spendiamo in semafori…

AMICO DEL CITTADINO???

Che i vigili possano essere utili al traffico ormai sono in pochi a crederlo. Forse parliamo di una categoria sfortunata: invisi alla gente, ingombranti quando sarebbe meglio non ci fossero e assenti quando necessari, la loro presenza agli incroci di norma sembra aggravare l’ingorgo anziché renderlo più spedito.
Da tempo gli amici di “Onde Storte”, la trasmissione cult di Radio Nostalgia che ha festeggiato qualche mese fa i trent’anni di etere, ne fanno una caricatura che esaspera i toni di un atteggiamento che ricorda quello dei “forti con i deboli, deboli con i forti”.
Un episodio recente accaduto ad un amico, finito anche sulla stampa cittadina, pare enfatizzare ancora di più questa loro poco simpatica nomea.
Questo amico, che proprio debole non è (è un ex parlamentare ed ex assessore regionale), incontra sul suo scooter una macchina dei vigili che procede a lampeggianti spenti sulla corsia degli autobus. Poco male, pensa lui, però se non hanno fretta perché non stanno nelle corsie ordinarie? Poi si affianca alla vettura, e vede che il cantunè al volante sta tranquillamente usando il telefonino. “Non è un bell’esempio!”, dice loro.
Al che, inesorabile, parte la ritorsione: “Accosti e favorisca i documenti”.
L’amico ribadisce: “Visto che non avete fretta, usate le corsie ordinarie e fermatevi a telefonare.” Ovviamente la perquisa si fa più severa, e - come sempre in questi casi - qualcosa che non va lo si riesce a trovare: 78 euro di multa per gomma posteriore usurata.
L’amico, giustamente, ha scritto al comandante dei vigili, con nomi e cognomi. Se fossimo in un paese normale, e soprattutto in una città normale, mi attenderei provvedimenti molto seri verso i due artefici di questa vessazione bella e buona. Ma non credo andrà così.
La cosa che più amareggia il cittadino è che questi signori non solo credono di avere diritto ad una sorta di impunità (e poi c’è chi fa le crociate contro il Lodo Alfano… ridicoli!), ma guadagnano di più, si avvicinano al loro budget annuo, fanno risultati, come in qualunque azienda, visto che abbiamo recentemente scoperto che i vigili prendono la cagnotta -ufficiale, ma che non si sappia in giro, e comunque pur sempre cagnotta – sulle multe affibbiate.
Mi chiedo, e vi chiedo: dov’è il servizio al cittadino?

UNA RISATA LA SEPPELLIRA'!


Dovrebbe essere un momento triste, un funerale. E forse, per il peggior sindaco che Genova ricordi, può essere così. Ma l’atmosfera che si respirava in via Garibaldi, oggi, con orchestrina, bara con il “de cuius” e corona di fiori, era al contrario piuttosto ilare. Così ilare da provocare grasse e rotonde risate nei partecipanti al funerale più spiritoso della storia, quello alla pessima giunta Vincenzi.
Organizzata (benissimo) dall’associazione Merito, al turibolo il “Celebrante” Maurizio Gregorini, vero ispiratore di questa trovata intelligente e spiritosa, questa manifestazione di dissenso ha colpito nel segno per ironia, significato, ma anche senso della misura: niente sguaiatezze da “no global”, niente cori da antagonisti duri e puri, niente volgarità. Purtroppo, anche “niente opposizione”, come del resto da due anni a questa parte. E anche questo è un problema che dovrà essere affrontato.
C’erano invece i portantini, i genovesi vestiti a lutto, ed anche fotografi, cineoperatori, giornalisti, curiosi, passanti, persino turisti a caccia di un’immagine originale. Mancava lei, la sindachessa lessa, che con i suoi compagni di merende ha preferito ignorare l’evento, anche a livello di comunicazione (e chissà quanto, a lei così poco sportiva, dev’essere costato) ed entrare – gesto vigliacco, da coniglio, in sintonia con il personaggio e i suoi accoliti, dimostrazione di timore per una piazza vessata – per una porta secondaria a Tursi. Quella dalla quale ci piacerebbe vederla uscire, tra uova e pomodori, definitivamente dal nostro orizzonte.
Purtroppo per tutti noi, ad oggi il sindaco è ancora lei, quella dell’ICI più cara d’Italia ma sempre per colpa degli altri, delle zone blu anche sui piazzali privati, dell’AMT piena di debiti e incapace di riformare se stessa ed il servizio pubblico, delle spregiudicate operazioni immobiliari a Carignano (spacciate per servizio alla cittadinanza, e con fior di connivenze!), delle impudiche imprese al Lido e a Vernazzola, sbertucciate persino alla TV, come fosse una Wanna Marchi qualunque (ma il ceppo sembra proprio quello…).
Ma proprio come i partecipanti di oggi più volte hanno evidenziato, una risata la seppellirà. Non sempre sono i migliori quelli che se ne vanno…

LA FERROVIA GENOVA CASELLA: UNA GLORIA GENOVESE IN DIFFICOLTA'




Scampata miracolosamente alla falcidia che dagli anni sessanta in avanti ha colpevolmente sottratto al nostro Paese migliaia di chilometri di linee ferroviarie, la Ferrovia Genova - Casella sta attraversando uno dei momenti più duri della sua storia ottantennale.
Una sfortunata sequenza di problemi al materiale rotabile, uniti alla difficoltà di effettuare le normali operazioni di manutenzione per un serio inconveniente strutturale all’officina, ha costretto l’amministrazione della ferrovia a sostituire il settanta per cento dei convogli feriali con autoservizi gestiti dall’Azienda Trasporti Provinciali.
Sono poche le elettromotrici disponibili al momento, in attesa della riparazione di alcune unità, ma i tempi per mezzi così “specializzati” sono piuttosto lunghi (sei mesi per le riparazioni più leggere, un paio d’anni per quelle più complesse) ed allora bisognerà attendere ancora qualche mese per una completa ripresa del servizio ferroviario. Così una delle linee più suggestive d’Italia, meta di appassionati di ogni latitudine, compagna di viaggio per pendolari e turisti, è ora costretta a ricorrere ad autoservizi sostitutivi per sette delle dieci coppie previste nei giorni feriali e a rendere più complicata la vita di quanti (escursionisti, scout, famiglie) sono soliti approfittare del trenino più amato dai genovesi nei giorni festivi.
Qualcosa dovrebbe mutare a breve invece negli assetti societari. L’attuale proprietario della ferrovia, la Regione Liguria, ha in progetto una gara europea per l’esercizio e la gestione della linea. Sarà interessante vedere come si muoveranno i nuovi attori per il rilancio di una struttura fondamentale per l’economia delle zone attraversate e della stessa Genova.
A giorni sarà indetta, inoltre, una gara per la fornitura di un nuovo elettrotreno articolato a due o tre casse che abbia caratteristiche adeguate alla linea (buone capacità arrampicatorie e poca aggressività nei confronti del binario) con un finanziamento di 4,4 milioni di euro. La formula ideale sarebbe quella del “tram-treno”, già diffusa in Europa e non ancora in Italia, proprio per la sua leggerezza e versatilità, e sarebbe auspicabile l’acquisto di più convogli di tale tipo per ammodernare l’intero servizio di questa tipica ferrovia.
Certo adesso spiace vedere questo gioiello di ingegneria ferroviaria in tale condizione di fatica. Ma il trenino, in ottant’anni di storia, ha già vissuto momenti difficili, e saprà superare anche questo, visto che le prospettive non mancano.

La credenza nel Bisagno

Credo siano molti gli aspetti della gestione cittadina che non piacciono ai Genovesi. I quali, peraltro, e storicamente, preferiscono lasciare al potere gli autori dello sfascio sostanziale degli ultimi decenni, quasi fossero preda di una sorta di Sindrome di Stoccolma.
Ci saranno molti spazi per parlarne, anche in futuro. Oggi, però, mi devo soffermare su un aspetto che mi colpisce in maniera particolare: la pulizia della città. E non perché ritenga che Genova sia particolarmente sporca, o che il servizio di igiene urbana funzioni peggio di altri. Devo dire che, girando un po’ l’Italia, esistono città messe molto peggio, a volte insospettabilmente. E non parlo di casi limite, come Napoli: basta fermarsi qualche giorno a Bologna per trovare una realtà che sorprende in modo negativo chi vive sotto la Lanterna.
Ciò che mi colpisce è la filosofia dell’igiene urbana genovese (e non solo) degli ultimi anni. Parto da un presupposto: con oltre trent’anni di scautismo sulle spalle, io la natura la conosco sul serio, e non accetto che l’ecologia me la spieghi qualche verde da strapazzo che dal suo salotto straparla di riciclaggio, di inquinamento, di animali e non ha mai visto una gallina.
Detto questo, io la raccolta differenziata la faccio da quando ancora non esistevano le campane, e francamente me ne infischio della possibilità che sia solo un modo per truccare le carte (“Eh – dice sempre qualcuno – ma ci credi tu? Chissà cosa ne fanno, una volta raccolta! Io ho uno zio del cugino di mio cognato che conosce uno che ha un’edicola dove va sempre a comprare il giornale il portinaio del pediatra del figlio di uno dell’AMIU, che mi ha detto che poi tanto la mischiano tutta!”).
Che la sindachessa mi aumenti ogni anno la tassa sulla spazzatura, dicendo che noi genovesi siamo cattivi e dovremmo riciclare di più, mi fa sentire preso in giro. Sto seriamente valutando l’ipotesi di continuare a fare la raccolta differenziata versando però per protesta la plastica nel vetro, il vetro nella carta e la carta nella plastica.
Ma la cosa che trovo più sconcertante è che i comportamenti virtuosi, lungi dall’essere premiati, vengano penalizzati. I greti dei fiumi sono pieni di materassi e comò che ciclicamente, ingombrando gli alvei, contribuiscono alla furia devastatrice delle sempre più frequenti alluvioni. Chiediamoci il perché: solo pigrizia? No, perché le aziende preposte vogliono essere pagate per smaltire l’armadio o la lavatrice. Non solo: per regolamento, pretendono che l’oggetto da ritirare sia stato smembrato nelle sue componenti più elementari. Cioè: se devo buttare via una credenza, devo togliere come minimo ante e ripiani, se non addirittura assi e pareti. Poi arrivano loro e, previo pagamento, si portano via comodi comodi i pezzi così disassemblati.
Mi si dirà: è un servizio, e come tale – se ne vuoi fruire – devi pagarlo. Già. In banca, forse. Sugli autobus, anche. Non paghi = non sali. Se ti beccano, multa (ma solo se sei italiano, come ho spesso avuto modo di verificare). Sull’igiene urbana, se non vuoi pagare cacci la roba in qualcuna delle tante discariche abusive, e prima o poi l’AMIU sarà costretta a portarlo via comunque, ovviamente senza guadagnarci un centesimo ed anzi a costi indubbiamente superiori.
Se è vero – e lo è – che la sensibilità ambientale, la cosiddetta “sostenibilità”, è un valore importante, persino da un punto di vista economico, perché le scelte corrette impostate oggi avranno un effetto oggettivo anche sul domani nostro e dei nostri discendenti, da cittadino pretendo che il comportamento virtuoso sia premiato. Scelgo di smaltire la vecchia credenza in modo rispettoso delle leggi e della natura, quindi non solo non pago niente, ma la zia Marta mi riduce – anche solo simbolicamente – la tassa sullo smaltimento dei rifiuti.
Altrimenti una telefonata anonima avvertirà la Volpara di andarsi a prendere la credenza sul greto del Bisagno…

La mia terra

La mia terra è la Liguria, tutta la Liguria, e la mia città è Genova. Sento forte ogni senso di appartenenza, e così è - a maggior ragione - per i luoghi dove sono nato e vissuto, i luoghi che più amo.
Proprio per questo mi sembra necessario dare a queste terre lo spazio che meritano, segnalando le cose belle e quelle che mi piacerebbe veder migliorare, perchè chi vuole realmente cambiare le cose non può limitarsi al mugugno.
Evidenzieremo le nostre eccellenze e proveremo a gettare un seme per cambiare quello che non va. Saranno messaggi trasversali perchè il buon governo - e noi siamo faziosi, sia ben chiaro - non ha colore, così come quello cattivo.